La Storia

DI FABRIZIO DALLE NOGARE

1999-2019: venti anni
in continua evoluzione

Non è semplice raccontare in poche righe 20 anni di un settore che, per sua stessa natura, è caratterizzato da continui cambiamenti e che fa della capacità di risolvere problematiche applicative sempre nuove la sua forza. Ci abbiamo provato, evidenziando alcuni momenti particolarmente significativi.

La prima rivista tecnica italiana dedicata esclusivamente all’assemblaggio. Questo rappresentava – nel gennaio ’99, quando fu pubblicato il primo numero della rivista – Assemblaggio, frutto di una felice intuizione dell’allora direttore editoriale di PubliTec, l’ingegner Giuseppe Massaro.
Oggi, a venti anni di distanza, molto è cambiato nel panorama dell’automazione di processo e di fabbrica, il termine “meccatronica” è divenuto indispensabile per tutti gli operatori del settore e, non a caso, la rivista ha cambiato perfino il suo nome, proprio per allargare il suo raggio d’azione e stare al passo con i tempi. Quello che è rimasto uguale, tuttavia, è il ruolo di Assemblaggio come unico organo di informazione dedicato a un settore che rimane cruciale anche nell’attuale scenario industriale.
Se andiamo a rileggere le prime parole scritte sul primo numero di Assemblaggio, vediamo che già da allora le idee su cosa dovesse rappresentare la rivista erano molto chiare. “Da qualche tempo a questa parte, il mondo industriale è alla spasmodica ricerca di soluzioni per ridurre i costi del prodotto, per personalizzarlo e per accorciare i tempi di lancio sul mercato”, scriveva l’ingegner Massaro.
“Il mondo industriale è alla ricerca di sistemi flessibili, ma semplici, e l’automazione va introdotta dove risulta assolutamente indispensabile […]. L’obiettivo di questa rivista è, allora, incrementare la diffusione di una ‘cultura’ dell’assemblaggio, che rivaluti la sua importanza nel mondo industriale”.
Fin dal primissimo articolo, che raccontava una linea per l’assemblaggio di contattori presso lo stabilimento della Rockwell Automation ad Aarau, in Svizzera, gli articoli di taglio applicativo finalizzati a descrivere con sguardo attento la progettazione e il funzionamento delle linee e delle macchine hanno caratterizzato la vita della rivista e, ancora oggi, ne sono l’elemento portante.

Un manipolo di coraggiosi
Forse, però, una rivista non era sufficiente per diffondere nel modo più efficace la già citata “cultura dell’assemblaggio”. E allora ecco che, appena qualche mese dopo, un manipolo di coraggiosi dell’assemblaggio fonda AIdA, che si pone tra i suoi principali obiettivi “la diffusione delle informazioni e della formazione sull’assemblaggio […], la qualificazione degli operatori e l’affermarsi del ruolo dell’assemblaggio nella realtà industriale […]. L’Associazione deve, in particolare, incentivare gli scambi di informazione e culturali tra i settori della produzione, dell’insegnamento e della ricerca universitaria e degli utilizzatori finali”. Anche in questo caso, prendiamo in prestito le parole dell’ingegner Massaro, scritte in uno dei suoi ultimi editoriali prima che ci lasciasse prematuramente.
Il terzo tassello del puzzle era costituito dalla fiera AmmTech, organizzata da PubliTec e promossa da AIdA. Una rassegna dedicata al settore dell’assemblaggio, la cui prima edizione si tiene a Vicenza nel 2001, e a cui la rivista dedica molte pagine, raccontando quello che mettono in mostra le migliori aziende, italiane e non.
Intanto, grazie anche a iniziative come questa, AIdA cresce e attira sempre più aziende associate ottenendo, sotto la presidenza di Gianluigi Viscardi, il riconoscimento da parte dell’EFAC (European Factory Automation Committee), organismo che si propone di riunire a livello globale il comparto dell’automazione di fabbrica cercando, tra l’altro, di anticipare i trend tecnologici.
Sono, quelli tra il 2000 e il 2008, anni di consolidamento per l’AIdA, che porta avanti iniziative come la convenzione esclusiva RC prodotto, che mira a proteggere le attività produttive delle aziende del comparto, la costituzione di un osservatorio sui costi orari degli interventi di manutenzione, la definizione di un documento di collaudo o l’accordo di cooperazione con le banche per l’accesso al credito finalizzato da parte delle imprese; l’accordo con SIAE per tutelare l’attività di ricerca e sviluppo delle aziende del comparto. Si cerca anche, all’interno dell’associazione, di portare a compimento dei progetti di aggregazione tra imprese, certamente pionieristici per l’epoca.

La “M” di Meccatronica
Negli stessi anni, Assemblaggio consolida il suo ruolo di guida nel settore, raccontando le best practices, italiane e non, in un comparto che cambia molto rapidamente e vede l’introduzione o il definitivo affermarsi di nuove tecnologie: dalla robotica ai sistemi di visione, fino all’emergere di una significativa tendenza all’elettrificazione o al peso crescente dei software e dei sistemi informatici per la programmazione e gestione delle macchine. Si comincia a parlare anche di programmazione per autoapprendimento o di realtà aumentata: tutte espressioni oggi familiari, in tempo di Industria 4.0.
Sono, i Duemila, anche gli anni della definitiva affermazione del web: Assemblaggio, oltre a essere naturalmente presente anche online, racconta come si evolve l’impegno delle aziende del settore proprio in ambito web: i portali, le piattaforme di e-commerce e, in un secondo momento, i social network.
Flessibilità, velocità, servizio, integrazione della produzione, collaborazione tra fornitori… La EFAC 2005 consegna queste come le tendenze future nell’automazione di processo. A farla da padrona, però, è la meccatronica – la combinazione di meccanica, elettronica e informatica – che diviene immancabile compagna di viaggio di qualsiasi progetto di automazione ed è il prerequisito indispensabile per l’affermarsi della fabbrica digitalizzata. Cambia, dunque, il modo di intendere componenti, macchine e linee; cambiano le competenze richieste a chi è chiamato a pensare e progettare questi oggetti. C’è, insomma, una commistione di saperi che si riflette sulla formazione delle figure professionali che fanno parte del settore.
Così, nel 2011, in anni particolarmente complessi, per allargare il suo raggio d’azione AIdA aggiunge una “M” alla sua ragione sociale e diventa AIdAM, Associazione Italiana di Automazione Meccatronica. Il nuovo presidente Alessandro Torsoli è chiamato a gestire la transizione e, qualche anno dopo, cambia nome anche la rivista in Soluzioni di Assemblaggio & Meccatronica, che dal marzo 2014 inizia a essere pubblicata in italiano e in inglese, con uno sforzo importante per far sentire la voce degli specialisti italiani – i secondi in Europa, dopo i tedeschi – anche oltreconfine. L’intento è quello di raccontare e documentare in modo più appropriato l’evoluzione del settore, senza perdere di vista il punto focale, che rimane l’assemblaggio, ma senza per questo limitarsi strettamente a quello. Con lo sguardo proiettato al futuro, certamente.

Mercati esteri e iniziative di formazione
Avviati già nel 2008 i primi progetti di internazionalizzazione e le prime missioni di aziende all’estero, AIdAM allarga definitivamente, con il nuovo decennio, lo sguardo al di là dei confini nazionali. Si intensificano, in particolare, i contatti con alcune nazioni: Spagna, Finlandia, Serbia, Tunisia, Marocco, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, solo per citarne alcune. Un momento senza dubbio importante è la costituzione della Italian-Serbian Collaboration Platform, nel 2013: un accordo che avvicina due nazioni già prossime geograficamente e che coinvolge non solo il contesto aziendale, ma anche quello accademico e di sviluppo tecnologico. Qualche anno dopo, nel 2016, viene inaugurato l’ufficio di rappresentanza di AIdAM in Repubblica Ceca, a Praga, che vuole fungere da punto di riferimento per gli associati che intendono approcciare quel mercato.
L’elezione, nell’aprile 2017, di Michele Viscardi, quarto presidente dell’associazione, coincide con il lancio di nuovi progetti, il più significativo dei quali è quello sulla formazione, rivolta sia agli studenti degli istituti tecnici e degli ITS che ai docenti, sostenuto da un protocollo d’intesa siglato nel 2018 con il MIUR. L’obiettivo di fondo è collaborare con le istituzioni scolastiche per promuovere, attraverso la definizione di programmi adeguati e di iniziative di orientamento e formazione, la figura professionale del “nuovo meccatronico”, contribuendo ad affrontare uno dei principali problemi che attanagliano le imprese manifatturiere italiane, cioè la carenza di tecnici e operatori specializzati. Non a caso, è in fase di realizzazione un manuale di meccatronica che vuole essere un concreto strumento di lavoro.

Un nuovo modo d’intendere l’assemblaggio
Sono, questi ultimi, anni di grande evoluzione nel settore dell’assemblaggio e dell’automazione di processo. Cambiano le esigenze degli utilizzatori dei prodotti e, di conseguenza, i costruttori di macchine e impianti sono chiamati ad adeguarsi. Le nuove parole d’ordine sono riconfigurabilità, flessibilità, modularità. Il tempo ciclo rimane sì importante, ma non è più la principale esigenza che gli utilizzatori esprimono. La progettazione delle linee deve inevitabilmente tener conto di lotti produttivi sempre più ristretti e le innovazioni della robotica – i cobot, ma non solo – possono in prospettiva risultare particolarmente utili in quest’ottica.
I sistemi automatizzati di montaggio, insomma, devono accompagnare questa fase di transizione, rendendo possibile la produzione di tipologie diverse di prodotti mantenendo un elevato livello di efficienza. Non a caso, le linee sono sempre più composte da moduli anche intercambiabili o componibili a seconda delle specifiche esigenze di produzione.
Tracciabilità e monitoraggio avanzato del processo di assemblaggio – non certo una novità nel settore, ma ora affinati grazie alle nuove tecnologie digitali, all’iperconnettività e all’integrazione spinta tra IT e OT – garantiscono affidabilità e controllo un tempo inimmaginabili.
Di tutto questo e di molto altro, Soluzioni di Assemblaggio & Meccatronica continua a rendere conto, cinque volte l’anno, a un pubblico di lettori che più volte hanno dimostrato un legame forte con la rivista.
A vent’anni di distanza, non è azzardato dire che le idee e le speranze che hanno ispirato i fondatori di Assemblaggio e AIdA non sono cadute nel vuoto.