Internazionalizzazione

DI FABRIZIO DALLE NOGARE

Un mondo di opportunità

Piattaforme, collaborazioni e progetti avviati negli anni scorsi e che stanno dando i primi tangibili risultati, altri in rampa di lancio o ancora in fase di ideazione. Il lavoro portato avanti da AIdAM con le Camere di Commercio e gli enti confindustriali che operano all’estero ha l’obiettivo primario di supportare le imprese del settore nell’approccio a mercati che hanno possibilità di business notevoli. Abbiamo rivolto qualche domanda a un panel – tutto al femminile – di esperti dei mercati di Serbia, Repubblica Ceca, Tunisia e Polonia.
Irena Brajovic, direttrice di Confindustria Serbia.
Agáta Zábranská, Project Manager Industry & Retail, Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca (CAMIC).
Denise Salustri, segretario generale della Camera Tuniso-Italiana di Commercio e d’Industria (CTICI).
Elisabetta Caprino, segretario generale della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia (CCIIP).

Partiamo, in questo articolo, da alcune certezze. L’Italia è la seconda potenza manifatturiera in Europa, dopo la Germania. L’export è da sempre un traino fondamentale per l’andamento delle vendite di macchine e attrezzature industriali. Il tessuto industriale italiano è composto per la gran parte da piccole e medie imprese. Fin qui, evidentemente, nulla di nuovo. C’è però un filo che lega inevitabilmente le poche verità che abbiamo elencato in precedenza, ed è la capacità delle PMI di approcciare e affrontare i mercati esteri nel modo più giusto, con l’obiettivo di non limitare la presenza in un mercato a un’inutile e, anzi, dannosa “toccata e fuga”, ma al contrario di consolidare i rapporti con le aziende clienti. Tutto ciò è più che mai valido in un comparto come quello dei costruttori di macchine e componenti per l’assemblaggio e l’automazione di processo: un settore che rispecchia in pieno le caratteristiche citate in precedenza. Favorire il contatto con le Camere di Commercio e gli enti confindustriali che operano all’estero – prevalentemente, anche se non esclusivamente in Europa, per ragioni di prossimità geografica – e supportare le aziende interessate a stabilire rapporti con potenziali clienti in determinati paesi sono da sempre gli obiettivi che si è posta AIdAM, attiva da oltre un decennio sul tema dell’internazionalizzazione. Tanti progetti, da allora, sono stati portati avanti, con risultati anche, talvolta, sorprendenti. Abbiamo quindi voluto interpellare proprio i rappresentanti delle Camere di Commercio e degli enti confindustriali di alcuni paesi – Serbia, Repubblica Ceca, Tunisia e Polonia – perché raccontassero la genesi della loro collaborazione con AIdAM, cosa è stato fatto finora, le caratteristiche dell’industria locale e cosa potrebbe essere fatto nel futuro prossimo per supportare le imprese italiane e promuovere in made in Italy nell’automazione meccatronica.

A quando risalgono i primi incontri con AIdAM? E qual è stata l’esigenza da cui si è partiti per avviare il rapporto di collaborazione tra la vostra organizzazione e AIdAM?

Irena Brajovic, direttrice di Confindustria Serbia: Il nostro primo contatto con AIdAM risale al 2013 tramite alcune aziende associate. A dispetto della sua lunga e consolidata tradizione industriale, la Serbia ha subito un fermo dovuto agli avvenimenti degli anni ’90: anche per questo motivo, siamo convinti che l’automazione meccatronica sia una grande opportunità per quelle aziende serbe in cerca di un nuovo slancio e desiderose di giocare la partita economica globale.
La visione e il desiderio di sostegno concreto alle aziende da un lato, e l’impegno di investire nell’impostazione di collaborazioni a lungo termine dall’altro sono le caratteristiche che ci hanno accomunato sin dall’inizio. D’altro canto, a noi di Confindustria Serbia sta molto a cuore farci promotori dell’Italia quale paese manufatturiero e capace di spingere le tecnologie in tutti i campi.
Agáta Zábranská, Project Manager Industry & Retail, Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca (CAMIC): Nel 2016 è stato siglato un accordo di sviluppo commerciale tra AIdAM e la CAMIC. Il motivo è stato la volontà di rafforzare la collaborazione tra i due paesi nel settore della meccatronica e automazione e aumentare la visibilità delle aziende italiane del settore, promuovendo l’Industria 4.0 italiana in Repubblica Ceca. Siamo partiti dalla valutazione del mercato locale e dalla percezione della forte esigenza di una trasformazione della parte produttiva, legata sia alla necessità di modernizzazione, per accrescere la competitività, sia alla mancanza di personale e alla bassa disoccupazione locale, oggi attorno al 2%. Entrambi i problemi potrebbero essere almeno parzialmente risolti con investimenti in automazione.
Denise Salustri, segretario generale della Camera Tuniso-Italiana di Commercio e d’Industria (CTICI):
Nel 2016 AIdAM è entrata in contatto con alcune università tunisine e gli attori del Sistema Italia in Tunisia, al fine di organizzare una conferenza bilaterale per lanciare la piattaforma di collaborazione tra i due paesi nel settore della meccatronica. Da quel momento, la Camera Tuniso-Italiana di Commercio e d’Industria è divenuta uno dei punti fermi di riferimento dell’Associazione nel Paese.
Più recente è il contatto con un’altra nazione di primo piano nel contesto europeo, vale a dire la Polonia. Sebbene non siano ancora stati avviati progetti specifici, Elisabetta Caprino, segretario generale della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia (CCIIP), insieme a Piero Cannas, presidente della CCIIP, nel corso di un convegno organizzato nel maggio di quest’anno a Parma hanno confermato l’interesse a dar vita a una collaborazione con AIdAM.

Quali sono le tappe fondamentali che hanno finora scandito il percorso condiviso con AIdAM?

Agáta Zábranská (CAMIC)
: Appena un mese dopo la firma dell’Accordo, nel 2016, AIdAM ha attivamente partecipato al Forum economico Italo-Ceco. AIdAM è inoltre presente dal 2017 come espositore, insieme ad alcuni suoi membri, presso la fiera internazionale della Meccanica MSV a Brno, la più importante fiera industriale dell’Europa Centro-orientale. Nel 2018 è stata inoltre effettuata una presentazione dell’associazione nell’ambito della 26ma edizione della fiera AMPER e presso il Forum Industria Italia-Germania-Repubblica Ceca sul tema “Approaching Industry 4.0: a systemic challenge for humans”.
Sempre nel 2018, AIdAM ha partecipato anche alla 14ma edizione della conferenza su Automazione, Robotica e Processi organizzata da CVÚT, dal Dipartimento di Strumentazione e Ingegneria dei controlli e dall‘Istituto di macchine e attrezzature per la produzione. Infine, anche quest’anno sono proseguite le visite mirate presso gli stabilimenti produttivi cechi con i singoli membri di AIdAM, allo scopo di contribuire allo sviluppo di rapporti commerciali tra aziende ceche e italiane.
Denise Salustri (CTICI): Dal primo incontro con l’Associazione è nata l’idea di sondare il mercato tunisino, con l’organizzazione di un pannello tematico in occasione dell’edizione 2017 del Tunisia Investment Forum. Nel novembre 2017 abbiamo realizzato il nostro primo evento congiunto, a cui, dato l’aspetto internazionale del Forum, hanno preso parte anche dei rappresentanti settoriali francesi e tedeschi, operanti già in Tunisia.
L’obiettivo è riuscire a organizzare una conferenza, sulla falsa riga di quanto già magistralmente realizzato in Serbia, per lanciare, appunto, una piattaforma italo-tunisina nel settore della meccatronica, che possa unire l’aspetto imprenditoriale e quello formativo.
Irena Brajovic (Confindustria Serbia): Il binomio innovazione e ricerca è stato da sempre un aspetto fondamentale della nostra collaborazione ed è stato alla base dell’Italian-Serbian Collaboration Platform (ISCP), nata nel 2015, che riunisce AIdAM, l’Associazione degli scienziati italiani e serbi, Confindustria Serbia, la Camera di commercio serba, l’Ufficio ICE di Belgrado, la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università di Belgrado. Si tratta di un modello di collaborazione quasi unico nello scenario economico e scientifico serbo, motivo per il quale l’ISCP ha il pieno sostegno del governo della Serbia, così come dell’Ambasciata d’Italia di Belgrado, e mira a promuovere un nuovo modello d’impresa, altamente tecnologico e aperto alle innovazioni.

Quali sono le peculiarità del vostro mercato di riferimento che meglio si sposano con le caratteristiche delle aziende italiane attive nella costruzione di macchine speciali per l’automazione?

Elisabetta Caprino (CCIIP): Il 49% delle attività lavorative oggi in Polonia, pari a circa 7,3 milioni di posti di lavoro, potrebbe essere automatizzato entro il 2030. L’automazione ha la potenzialità di far aumentare il PIL del paese del 15%, sempre entro il 2030, creando nuove opportunità di lavoro soprattutto nei settori che risentono maggiormente di carenza di manodopera (in primis l’automotive).
Per mantenere una crescita costante e sostenuta, il governo ha predisposto diversi strumenti che incoraggino lo sviluppo tecnologico del paese (Industria 4.0). Tra questi vi sono i fondi UE, di cui la Polonia è stata il principale beneficiario. Un altro strumento è la Polish Investment Zone (PIZ), entrata in vigore nel 2018, che estende i benefici di investimento delle preesistenti 14 Zone Economiche Speciali polacche a tutto il territorio nazionale. Si tratta di uno strumento per incentivare investimenti nel paese attraverso sgravi fiscali (IRES e IRPEF) sulla base di determinati criteri di ammissione (quantitativi e qualitativi).
Nel caso di investimenti in R&S, vi sono inoltre sovvenzioni governative ulteriori che possono essere combinate con gli altri incentivi UE o PIZ: una strategia finalizzata a incentivare investimenti in determinati settori strategici per l’economia, tra cui la manifattura: automotive, elettrodomestici, aviazione, biotecnologia, trasformazione alimentare.
Nonostante il progresso stia interessando tutti i settori industriali, la Polonia continua a essere un Paese che non brevetta abbastanza. Dal 2004 a oggi sono stati fatti grandi passi in avanti, ma il divario con la media UE è ancora rilevante. Infine, un altro aspetto da prendere in considerazione è il gap di competenze tecnologiche 4.0 della forza lavoro polacca. L’83 % della forza lavoro attualmente impiegata sarà ancora nel mercato del lavoro nel 2030 e ciò significa che sarà necessario avviare percorsi di formazione finalizzati alla loro riqualificazione.
Denise Salustri (CTICI): Attualmente, circa il 15% delle esportazioni industriali tunisine è rappresentato da prodotti a forte valore tecnologico. L’obiettivo è innalzare tale tasso al 20% entro il 2020. La forza del Paese, che può assicurare un passaggio abbastanza rapido all’Industria 4.0, è senza dubbio il suo capitale umano: il 60% degli studenti universitari scelgono percorsi di ingegneria, management, informatica e altre specializzazioni tecniche, e oltre 9000 ingegneri vengono formati ogni anno. Inoltre la presenza e la crescita di start up giovani e innovative, può rappresentare per le imprese italiane un vivaio di opportunità.
Irena Brajovic (Confindustria Serbia): La Serbia è un Paese di una lunghissima tradizione industriale che ha, tra l’altro, nell’Italia un partner storico. Dopo 15 anni di stallo dovuti alle vicende belliche, c’è un grande desiderio di riscossa, da un lato, ma anche l’arrivo di grandi gruppi internazionali, dall’altro, che ha portato all’imposizione di standard qualitativi e produttivi che hanno in un certo senso costretto anche le aziende serbe a investire e puntare su tecnologie innovative. Il desiderio di riscatto e la progressiva ripresa del sistema statale hanno poi contribuito a dare coraggio agli imprenditori locali: qui sta, a nostro avviso, l’opportunità principale per le aziende che fanno parte di AidAM.
Agáta Zábranská (CAMIC): Il mercato ceco è in continua crescita, caratterizzato da un’economia stabile e storicamente basata sull’industria, con orientamento agli investimenti. L‘interscambio con l’Italia è salito del 3.2% su base annua, raggiungendo i 13,1 mld di euro nel 2018. L’Italia è, tra l’altro, il quinto fornitore estero, dopo i paesi confinanti e la Cina.
Il settore automotive rappresenta il 20% dell’industria manifatturiera ceca, e l’85% della produzione di questo settore esporta su mercati europei. Il mercato attira investimenti sia per la sua stabilità che per la posizione geografica, il sistema fiscale favorevole e la manodopera di qualità, che negli ultimi anni è diventata l‘unico punto debole, proprio a causa della sua carenza (fenomeno di bassa disoccupazione nel paese, circa il 2%). Tutti questi aspetti favoriscono l’inserimento di tecnologie italiane di alto livello e confermano anche la futura necessità di inserimento di automazione e robotica nelle industrie locali.

Che tipo di contributo – in termini di innovazione, supporto al tessuto produttivo, impulso alle attività di ricerca – vi aspettate che possa dare il rapporto di collaborazione con AIdAM?

Irena Brajovic (Confindustria Serbia): Oltre all’aspetto imprenditoriale, credo che uno dei contributi principali possa essere quello della collaborazione con le università e gli istituti di ricerca. Confindustria Serbia crede molto nell’impostazione di progetti a lungo termine che possano avere un impatto di capacity bulding per le istituzioni e le organizzazioni locali. Aprire possibilità di scambio di conoscenze ed esperienze è fondamentale per il futuro della Serbia che, così come l’Italia, sta soffrendo della fuga di cervelli.
Agáta Zábranská (CAMIC): Ci aspettiamo un contributo in termini di know how, di scambio continuo di competenze e tecnologie di alto livello che risultano competitive grazie ai brand già presenti e a quelli locali i quali hanno dato prova di grande capacità di innovazione e, soprattutto, di flessibilità. Confidiamo di continuare a mantenere i contatti con le università per cercare insieme le future opportunità e rendere i settori dell‘automazione e della meccatronica attraenti per gli studenti.
Denise Salustri (CTICI): L’Italia è una delle principali nazioni a livello mondiale in materia di meccatronica. L’export italiano nel settore dell’automatizzazione industriale ha registrato una crescita media del 4% nel periodo 2008-2017.
L’expertise italiana, non solo in termini industriali ma anche e soprattutto formativi e accademici, potrà dunque risultare decisiva per la Tunisia, soprattutto nell’ottica di sviluppare, consolidare e rendere più competitivi i settori industriali con maggiore tasso di innovazione.