Cari lettori / Massimo Vacchini

Precursori per vocazione

Abbiamo compiuto 20 anni e non ce ne siamo accorti. Sembra una frase scontata, ma in realtà è proprio così. Personalmente, mi sono reso conto che lavoravo da 20 anni per l’Associazione solo quando, in AIdAM, abbiamo iniziato a parlare della ricorrenza.

Sarà perché, il nostro, è sempre stato un settore rivolto al futuro, al miglioramento della produzione grazie all’applicazione delle nuove tecnologie, sempre più performanti in materiali, forma e prestazioni. Sembra ieri quando parlavamo dei sistemi di assemblaggio automatici, evoluti in sistemi meccatronici, a cui oggi diamo una definizione semplice: Industria 4.0.

Proprio qui, credo, sta la spiegazione del perché non ci siamo accorti del tempo che passava: noi le macchine con le caratteristiche che sono richieste oggi le facevamo già 20 anni fa. Certo, non avevamo a disposizione sistemi per la tracciabilità, intelligenza artificiale e sensori evoluti, ma il resto lo avevamo già applicato.

Se penso a quello che abbiamo fatto in questi anni, tante cose mi vengono in mente. Abbiamo difeso la proprietà intellettuale dei nostri associati, codificato le procedure di collaudo, realizzato una copertura assicurativa più vicina alle esigenze del settore, organizzato missioni ed eventi in collettiva in Italia e all’estero, agevolato i progetti di internazionalizzazione. Ultimo solo in ordine di tempo, ci stiamo occupando del futuro delle nostre aziende e del nostro paese impostando un percorso formativo a tutti i livelli, universitario e superiore oltre che specialistico e professionale, per creare figure sempre più vicine alle esigenze delle imprese nel campo del manifatturiero e meccatronico. Un percorso che comprende anche la realizzazione di un manuale della meccatronica, scritto interamente dagli imprenditori.

Una peculiarità di AIdAM è che da 20 anni tutti i mesi, agosto escluso, una ventina di imprenditori si ritrovano a discutere dei problemi del settore, proponendo iniziative con l’obiettivo di far crescere questo importante comparto che vanta, in Italia, una posizione di tutto rispetto a livello mondiale.

Chi vorrà far parte del futuro della meccatronica italiana deve però cominciare a pensare a una struttura aziendale diversa, fatta di condivisione di idee con chi del settore è già protagonista. Deve pensare che la propria conoscenza non va venduta a terzi, piuttosto valorizzata come base del cambiamento che interesserà, in un futuro non troppo lontano, la modalità di lavoro stessa delle imprese, che diventeranno i “noleggiatori” di processi produttivi, facilitandone lo sviluppo.

Pur sapendo di non poter essere protagonista dei prossimi 20 anni, mi sento particolarmente orgoglioso di aver rappresentato un settore innovativo per l’Italia.
Un settore di cui, fino a poco tempo fa, si ignorava perfino l’esistenza e che, grazie anche all’Associazione, oggi gode di attenzioni da parte di tutte le istituzioni.